Matteo 5:43–48:
Amare i nemici come il Padre celeste
Matteo 5:43–48 (NR2006)
Interpretazione corretta di Matteo 5:43–48
Dopo aver insegnato ai suoi discepoli a rinunciare alla vendetta personale (Matteo 5:38–42), Gesù sviluppa ulteriormente questo insegnamento. Non basta astenersi dal restituire il male ricevuto: devono amare persino coloro che li trattano come nemici. Il modello di questa condotta è il Padre celeste stesso, che manifesta la sua bontà tanto verso i giusti quanto verso gli ingiusti.
(v. 43)
«Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”.»
La prima parte, «Ama il tuo prossimo», proviene direttamente da Levitico 19:18.
La Legge, tuttavia, non contiene il comandamento «odia il tuo nemico». Questa seconda espressione riflette un modo di limitare il dovere di amare il prossimo, escludendo il nemico da tale obbligo.
Gesù respinge questa limitazione. La volontà di Dio non permette di usare la categoria di «nemico» come giustificazione per rispondere con odio a chi si oppone, offende o perseguita.
(v. 44)
«Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,»
Gesù comanda ai suoi discepoli di fare precisamente il contrario di ciò che l’ostilità normalmente provoca.
Devono amare i loro nemici e pregare per quelli che li perseguitano.
Questo amore non si riduce a un sentimento favorevole. Pregare per chi perseguita significa cercare davanti a Dio il bene persino di chi agisce con ostilità.
Gesù porta così a compimento l’insegnamento precedente: il discepolo non soltanto rinuncia alla rappresaglia, ma risponde al nemico con un amore che cerca il suo bene.
(v. 45)
«affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.»
Gesù fonda l’amore verso i nemici sul carattere del Padre celeste.
Dio fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. La sua bontà provvidenziale, dunque, non è limitata soltanto a coloro che agiscono rettamente davanti a lui.
Allo stesso modo, i suoi figli non devono limitare il bene soltanto a coloro che li trattano bene.
Amare in questo modo manifesta il carattere proprio di coloro che sono figli del loro Padre celeste: il loro modo di trattare persino i nemici comincia a riflettere la bontà che Dio stesso manifesta.
(vv. 46–47)
«46 Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?»
Gesù mostra che amare soltanto coloro che ricambiano questo amore non distingue in modo particolare i suoi discepoli.
Persino persone considerate socialmente e religiosamente disprezzabili, come i pubblicani, potevano amare coloro che li amavano; e anche i pagani salutavano le persone della propria cerchia.
La giustizia del Regno esige qualcosa di più: fare il bene anche quando non esiste reciprocità.
Il discepolo non decide a chi mostrare bontà soltanto in base al modo in cui viene trattato.
(v. 48)
«Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.»
Gesù conclude con un’affermazione che riassume il punto verso il quale ha condotto tutto questo insegnamento: «siate perfetti».
In questo contesto, «perfetti» non significa che i discepoli raggiungano immediatamente un’esistenza assolutamente priva di ogni peccato. L’idea indica un’integrità completa che non divide le persone fra quelle che si devono amare e quelle che sarebbe legittimo odiare.
Il Padre fa del bene tanto ai malvagi quanto ai buoni; perciò i suoi figli devono mostrare un amore che non rimanga limitato soltanto a coloro che li amano.
Allo stesso tempo, questa affermazione chiude l’intera sezione iniziata in Matteo 5:21. Gesù ha mostrato una giustizia che raggiunge l’ira, i desideri, le parole, la fedeltà, la rinuncia alla vendetta e infine l’amore verso i nemici. La giustizia del Regno mira a riflettere in modo integro il carattere del Padre celeste.
Implicazioni
- L’amore del Regno raggiunge persino i nemici: l’ostilità di un’altra persona non libera il discepolo dalla chiamata a cercare il suo bene.
- L’amore si manifesta concretamente: pregare per chi perseguita mostra che non si tratta soltanto di un sentimento.
- I figli di Dio devono riflettere il Padre: la sua bontà verso malvagi e buoni diventa modello per la condotta dei suoi figli.
- La giustizia del Regno supera la naturale reciprocità: non si limita a trattare bene soltanto coloro che fanno lo stesso.
- Gesù chiama a un’integrità completa: la giustizia che ha descritto in Matteo 5:21–48 deve coinvolgere ogni aspetto della vita e riflettere il carattere del Padre.
Applicazioni
- Fa’ il bene persino a chi ti tratta come un nemico: non permettere che l’ostilità altrui determini il tuo modo di agire.
- Prega per quelli che ti perseguitano: porta davanti a Dio persino coloro che ti causano del male.
- Non limitare la tua bontà a chi la ricambia: impara a fare il bene senza esigere reciprocità.
- Rifletti il carattere del tuo Padre celeste: tratta gli altri in maniera coerente con la bontà che Dio manifesta.
- Cerca un’ubbidienza integra: lascia che l’insegnamento di Gesù trasformi il tuo cuore, le tue parole, le tue relazioni e la tua risposta verso coloro che si oppongono a te.
Riassunto
In Matteo 5:43–48, Gesù respinge l’idea che l’amore possa essere limitato soltanto a coloro che vengono considerati prossimi o amici. I suoi discepoli devono amare persino i loro nemici e pregare per quelli che li perseguitano. Il modello è il Padre celeste, che manifesta la sua bontà provvidenziale tanto verso i malvagi quanto verso i buoni. Amare soltanto coloro che ricambiano il nostro amore non distingue la giustizia del Regno. Per questo Gesù conclude chiamando i suoi discepoli a essere «perfetti», cioè a riflettere in modo integro il carattere del Padre. Con queste parole culmina l’insegnamento iniziato in Matteo 5:21 riguardo a una giustizia che raggiunge il cuore, le parole, le relazioni e persino il modo di rispondere ai nemici.
Preghiera
Padre nostro, ti ringraziamo perché manifesti la tua bontà persino verso coloro che non vivono secondo la tua volontà.
Aiutaci a riflettere il tuo carattere, facendo il bene persino a coloro che ci offendono, ci respingono o si oppongono a noi.
Liberaci dal desiderio di limitare la nostra bontà soltanto a coloro che ci trattano bene e insegnaci ad amare i nostri nemici e a pregare per quelli che ci perseguitano.
Forma in noi un’ubbidienza integra che raggiunga il nostro cuore, le nostre parole e le nostre relazioni, affinché il nostro modo di vivere rifletta sempre meglio il carattere del nostro Padre celeste.
Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
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