Matteo 5:27–32:
La purezza del cuore e la fedeltà nel matrimonio
Matteo 5:27–32 (NR2006)
Interpretazione corretta di Matteo 5:27–32
Dopo aver mostrato che il comandamento «Non uccidere» raggiunge anche l’ira e il disprezzo del cuore (Matteo 5:21–26), Gesù presenta un secondo esempio della giustizia del Regno. Ora parte dal comandamento contro l’adulterio e mostra che la fedeltà sessuale comincia nell’interiorità. Poi affronta il divorzio, correggendo un modo di trattare il matrimonio che poteva ridurlo a una semplice procedura legale.
(vv. 27–28)
«27 «Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.»
Gesù parte dal comandamento che proibisce l’adulterio e mostra nuovamente che la giustizia di Dio va oltre l’atto esteriore.
Gesù mostra così che l’adulterio può avere origine nel cuore: prima di diventare un’azione fisica, può essere coltivato interiormente mediante uno sguardo deliberato che trasforma l’altra persona nell’oggetto del proprio desiderio.
La giustizia del Regno, dunque, non consiste soltanto nell’evitare l’atto di adulterio, ma anche nel respingere il desiderio illecito che viene deliberatamente coltivato nel cuore.
(vv. 29–30)
«29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella geenna. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.»
Gesù usa deliberatamente un’immagine estrema: cavare l’occhio destro o tagliare la mano destra.
Non sta ordinando una mutilazione fisica, perché il problema che ha appena indicato si trova nel cuore. L’immagine insegna piuttosto che il peccato deve essere affrontato con una decisione altrettanto radicale.
Se qualcosa che si guarda, si fa o si permette diventa una costante occasione di caduta, deve essere trattato seriamente e allontanato, per quanto costoso possa risultare.
La ripetizione dell’avvertimento riguardo alla «geenna» mostra ancora una volta che Gesù non considera il peccato interiore qualcosa di insignificante. È meglio rinunciare a qualcosa di prezioso che permettere al peccato di dominare la vita.
(v. 31)
«Fu detto: “Chiunque ripudia sua moglie le dia l'atto di ripudio”.»
Gesù allude a Deuteronomio 24:1, dove la Legge regola una situazione di divorzio e richiede un documento che formalizzi la separazione.
Il comandamento non presenta il divorzio come il proposito ideale di Dio per il matrimonio, ma regola una realtà che già esisteva in un mondo segnato dal peccato.
Il problema nasce quando quella disposizione legale diventa una giustificazione per pensare che bastasse consegnare l’atto di ripudio per essere moralmente liberi da ogni responsabilità verso il matrimonio.
(v. 32)
«Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera, e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.»
Gesù respinge l’idea che un divorzio possa essere trattato come una semplice formalità che elimina automaticamente ogni responsabilità morale.
Il matrimonio stabilisce un’unione che non deve essere spezzata arbitrariamente. Per questo, mandare via la propria moglie senza il motivo eccettuato da Gesù la espone, in caso di una nuova unione, a una situazione di adulterio.
Gesù menziona «un motivo di fornicazione» come eccezione all’affermazione generale, ma lo scopo del suo insegnamento non è offrire un ampio elenco di motivi per divorziare, bensì restringere una pratica che poteva trattare il matrimonio con leggerezza.
L’enfasi rimane sulla fedeltà: l’atto legale, da solo, non rende giusta una rottura che contraddice il proposito di Dio per il matrimonio.
Gesù attribuisce inoltre responsabilità all’uomo che rompe ingiustificatamente il matrimonio, perché la sua azione pone la donna in una situazione nella quale una nuova unione comporterebbe adulterio.
Implicazioni
- La fedeltà comincia nel cuore: Gesù non limita l’adulterio all’atto esteriore, ma affronta anche il desiderio sessuale deliberatamente coltivato.
- Il peccato deve essere trattato seriamente: il discepolo deve allontanare ciò che lo conduce persistentemente a disubbidire a Dio.
- Il matrimonio non deve essere ridotto a una formalità legale: un atto di ripudio non rende automaticamente giusta la rottura di un’unione matrimoniale.
- Gesù protegge la fedeltà matrimoniale: respinge l’idea di sciogliere il matrimonio per qualsiasi motivo.
- La giustizia del Regno raggiunge desideri, decisioni e relazioni: l’ubbidienza a Dio comprende sia la vita interiore sia la fedeltà verso il coniuge.
Applicazioni
- Fa’ attenzione a ciò che alimenti dentro di te: non trasformare uno sguardo in un’occasione per coltivare un desiderio illecito.
- Elimina con decisione le occasioni di peccato: prendi misure concrete quando qualcosa ti conduce ripetutamente a disubbidire.
- Tratta il matrimonio con serietà: non considerare l’unione matrimoniale un legame di cui disfarsi di fronte alle difficoltà o ai desideri personali.
- Non usare procedure legali per giustificare ciò che moralmente è sbagliato: ciò che è giuridicamente consentito non coincide sempre con la volontà di Dio.
- Cerca integrità tanto nei tuoi pensieri quanto nelle tue relazioni: la fedeltà davanti a Dio comincia prima delle azioni visibili.
Riassunto
In Matteo 5:27–32, Gesù mostra che la proibizione dell’adulterio raggiunge anche il cuore. Guardare deliberatamente per alimentare un desiderio sessuale illecito contraddice già la fedeltà che Dio richiede, perciò Gesù chiama ad affrontare radicalmente tutto ciò che conduce al peccato. Poi tratta il divorzio e mostra che un atto legale non rende automaticamente giusta la rottura di un matrimonio. Gesù riconosce un’eccezione legata alla fornicazione, ma il suo accento principale è proteggere la fedeltà matrimoniale e respingere l’idea di sciogliere l’unione per qualsiasi motivo. Continua così a mostrare che la giustizia del Regno raggiunge tanto i desideri interiori quanto le decisioni che incidono sulle relazioni più profonde.
Preghiera
Padre nostro, ti ringraziamo perché Gesù Cristo ci insegna che la tua giustizia raggiunge anche i nostri pensieri e desideri.
Esamina il nostro cuore e liberaci dall’alimentare desideri che ci allontanino dalla tua volontà.
Dacci saggezza e fermezza per allontanare dalla nostra vita ciò che diventa occasione di peccato.
Aiutaci anche a trattare il matrimonio con la serietà e la fedeltà che desideri, senza usare le nostre convenienze per giustificare decisioni contrarie alla tua volontà.
Forma in noi una vita integra, tanto in ciò che gli altri possono vedere quanto in ciò che soltanto tu conosci.
Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
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