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Matteo 5:17–20:
Gesù e il compimento della Legge e dei Profeti

17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice passerà dalla legge senza che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico che, se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.
Matteo 5:17–20 (NR2006)

Interpretazione corretta di Matteo 5:17–20

Dopo aver descritto i suoi discepoli come il sale della terra e la luce del mondo (Matteo 5:13–16), Gesù chiarisce ora la sua relazione con le Scritture date a Israele. Egli non è venuto per abolire la Legge o i Profeti, ma per portarli a compimento. Questa dichiarazione prepara ciò che seguirà: Gesù mostrerà la giustizia propria del Regno e spiegherà con autorità lo scopo verso il quale tendevano i comandamenti di Dio.

(v. 17)
««Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento.»

Gesù anticipa una possibile conclusione riguardo al suo insegnamento: che sia venuto per eliminare o screditare la rivelazione che Dio aveva precedentemente dato a Israele.

L’espressione «la Legge o i Profeti» abbraccia la rivelazione contenuta nelle Scritture d’Israele. Gesù non viene a dichiararla falsa, inutile o sbagliata.

Al contrario, viene «per portare a compimento». Questo significa più che semplicemente ubbidire ad alcuni comandamenti o adempiere predizioni isolate. Nella sua persona, nel suo insegnamento e nella sua opera, Gesù conduce la Legge e i Profeti verso ciò per cui Dio li aveva dati.

Egli non si pone in opposizione alle Scritture precedenti, ma occupa il posto verso il quale esse conducevano.

(v. 18)
«Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice passerà dalla legge senza che tutto sia adempiuto.»

Gesù afferma solennemente l’assoluta certezza della rivelazione di Dio.

Lo «iota» allude a una lettera piccolissima e l’«apice» a un minimo tratto. L’immagine comunica che neppure ciò che potrebbe sembrare insignificante nella Legge resterà frustrato o perderà il proprio scopo.

L’espressione «finché non siano passati il cielo e la terra» presenta la massima immagine di permanenza: la Parola di Dio è più sicura dello stesso ordine creato.

L’enfasi finale cade su «senza che tutto sia adempiuto». Gesù non afferma che la Legge fallirà o semplicemente scomparirà, ma che tutto ciò verso cui essa tendeva giungerà al compimento stabilito da Dio.

(v. 19)
«Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli.»

Alla luce di ciò che ha appena affermato riguardo alla Legge, Gesù mette in guardia dal trattare persino i suoi comandamenti apparentemente minimi come se fossero privi di importanza.

L’espressione «questi minimi comandamenti» si riferisce naturalmente, in primo luogo, ai comandamenti della Legge appena menzionata. Gesù non autorizza i suoi ascoltatori a scegliere quali parti della rivelazione di Dio meritino rispetto e quali possano essere scartate.

Tuttavia, i versetti seguenti mostreranno che ubbidire correttamente alla Legge richiede di comprenderla alla luce del compimento che Gesù stesso porta. Egli non si limita a ripetere interpretazioni tradizionali, ma rivelerà la profondità della volontà di Dio contenuta in quei comandamenti.

Per questo Gesù unisce mettere in pratica e insegnare. La grandezza nel Regno non consiste soltanto nel conoscere la rivelazione di Dio, ma nel viverla e insegnarla secondo il suo vero scopo.

(v. 20)
«Poiché io vi dico che, se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.»

Gli scribi e i farisei erano conosciuti per la loro attenzione alla Legge e occupavano una posizione prominente come maestri e modelli religiosi. Per questo l’affermazione di Gesù doveva risultare sorprendente: la giustizia dei suoi discepoli doveva superare perfino la loro.

Gesù non sta semplicemente chiedendo più regole, più cerimonie o un’osservanza esteriore ancora più rigorosa.

Gli esempi che seguono mostreranno in che cosa consiste questa giustizia superiore. La volontà di Dio raggiunge non soltanto le azioni visibili, ma anche l’ira, i desideri, l’integrità della parola, la risposta al male e l’amore verso i nemici.

Gesù, dunque, non riduce la giustizia richiesta da Dio; ne rivela la vera profondità. La giustizia del Regno nasce da un’ubbidienza integra a Dio che coinvolge tanto la condotta quanto il cuore.

Implicazioni

  • Gesù porta la Legge e i Profeti a compimento: le Scritture d’Israele trovano in lui lo scopo verso il quale Dio le dirigeva.
  • Nulla di ciò che Dio ha rivelato fallisce: perfino ciò che sembra piccolo nella sua Parola adempie lo scopo da lui stabilito.
  • La rivelazione di Dio non deve essere trattata selettivamente: Gesù condanna l’atteggiamento di chi minimizza i comandamenti mentre pretende di onorare Dio.
  • La vera ubbidienza unisce insegnamento e pratica: chi insegna la volontà di Dio deve anche vivere conformemente ad essa.
  • La giustizia del Regno coinvolge tutta la persona: non si limita agli atti esteriori, ma comprende i desideri, le intenzioni e la disposizione del cuore.

Applicazioni

  • Leggi le Scritture alla luce del loro compimento in Cristo: non scartarle, ma non ignorare nemmeno verso chi e verso che cosa conducono.
  • Non minimizzare ciò che Dio ha rivelato: evita di scegliere soltanto i comandamenti che ti risultano comodi.
  • Unisci conoscenza e ubbidienza: cerca di vivere ciò che insegni agli altri.
  • Esamina non soltanto le tue azioni, ma anche il tuo cuore: Gesù mostrerà che la giustizia di Dio raggiunge entrambi.
  • Non misurare la tua vita mediante confronti religiosi con gli altri: lascia che sia l’insegnamento di Gesù a definire la giustizia del Regno.

Riassunto

In Matteo 5:17–20, Gesù dichiara di non essere venuto per abolire la Legge o i Profeti, ma per portarli a compimento. Nulla di ciò che Dio ha rivelato rimarrà frustrato; tutto raggiungerà lo scopo per il quale è stato dato. Per questo Gesù mette in guardia dal minimizzare persino i comandamenti considerati piccoli e unisce il vero insegnamento all’ubbidienza. Infine afferma che la giustizia dei suoi discepoli deve superare quella degli scribi e dei farisei. I versetti seguenti mostreranno che questa giustizia superiore non consiste semplicemente nel moltiplicare regole esteriori, ma in un’ubbidienza integra che raggiunge le azioni, i desideri, le parole e il cuore.

Preghiera

Padre nostro, ti ringraziamo perché la tua Parola non fallisce e perché Gesù Cristo è venuto a portare la Legge e i Profeti al compimento che avevi stabilito.

Aiutaci ad accogliere con riverenza tutto ciò che hai rivelato e a comprenderlo correttamente alla luce di tuo Figlio.

Preservaci da un’ubbidienza soltanto esteriore ed esamina anche i nostri desideri, le nostre intenzioni e le nostre motivazioni.

Insegnaci a vivere ciò che impariamo e a sottometterci alla giustizia che Gesù rivela per coloro che vivono sotto il tuo Regno.

Fa’ che, continuando ad ascoltare le parole di Cristo, comprendiamo sempre meglio la tua volontà e viviamo in modo da esserti graditi.

Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

Autore dello studio: Enrique Contreras
Testo biblico utilizzate

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