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Matteo 4:1–11:
La prova di Gesù nel deserto

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”». 5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo” e “Essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”». 7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”». 8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo, gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”». 11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.
Matteo 4:1–11 (NR2006)

Interpretazione corretta di Matteo 4:1–11

Dopo che il Padre ha dichiarato Gesù come il suo diletto Figlio (Matteo 3:13–17), lo Spirito lo conduce nel deserto perché sia tentato dal diavolo. Matteo prosegue così un percorso che sta sviluppando dal capitolo precedente: Gesù, il Figlio, è uscito dall’Egitto, è passato attraverso le acque e ora entra nel deserto. Anche Israele era stato chiamato figlio di Dio, era uscito dall’Egitto ed era stato messo alla prova nel deserto, ma là disubbidì ripetutamente. Gesù, invece, rimane fedele. Per questo le sue tre risposte provengono proprio dal Deuteronomio, da testi collegati alle prove d’Israele nel deserto.

(v. 1)
«Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.»

Subito dopo il battesimo, lo Spirito conduce Gesù nel deserto.

La prova non avviene al di fuori dello sviluppo della missione che Dio gli ha affidato. Tuttavia, è il diavolo che compare come tentatore e cerca di allontanare il Figlio dall’ubbidienza al Padre.

Il collegamento con il versetto precedente è importante. Il Padre ha appena dichiarato: «Questo è il mio diletto Figlio», e ora proprio l’identità e l’ubbidienza del Figlio saranno messe alla prova.

(v. 2)
«E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.»

Gesù rimane quaranta giorni e quaranta notti nel deserto e alla fine prova una fame reale.

I quaranta giorni richiamano in modo particolare i quarant’anni durante i quali Israele fu messo alla prova nel deserto. Richiamano anche momenti della storia di Mosè legati a periodi di quaranta giorni.

Matteo continua così a presentare Gesù all’interno della storia d’Israele, ma ora il Figlio sarà personalmente messo alla prova e rimarrà ubbidiente là dove il popolo aveva fallito.

La fame di Gesù è reale, ed è proprio a partire da questa necessità legittima che comincia la prima tentazione.

(vv. 3–4)
«3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”».»

Il tentatore comincia proprio dall’identità che il Padre ha appena dichiarato: «Se tu sei Figlio di Dio».

Gesù ha fame, e trasformare le pietre in pani risolverebbe immediatamente una necessità reale. Tuttavia, Gesù risponde con Deuteronomio 8:3.

La scelta di quel testo è particolarmente significativa. Il Deuteronomio ricorda come Dio permise che Israele avesse fame nel deserto e poi lo nutrì con la manna per insegnargli che «non di pane soltanto vivrà l’uomo».

Anche Gesù si trova ora nel deserto e ha fame, ma risponde come il Figlio ubbidiente. Non trasforma il bisogno di cibo in una ragione per allontanarsi da ciò che Dio ha disposto, ma dipende dalla parola del Padre.

Là dove Israele doveva imparare a confidare in Dio durante la fame, Gesù rimane pienamente fiducioso e ubbidiente.

(vv. 5–7)
«5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo” e “Essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”». 7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».»

Il diavolo riparte dall’identità di Gesù come Figlio e questa volta usa parole del Salmo 91 per cercare di giustificare l’azione proposta.

Il problema non è nella promessa del Salmo, ma nell’usarla per esigere deliberatamente una dimostrazione della protezione di Dio.

Gesù risponde con Deuteronomio 6:16: «Non tentare il Signore Dio tuo».

Nel suo contesto, questo comandamento richiama ciò che accadde a Massa, dove Israele mise Dio alla prova domandando se fosse davvero in mezzo a loro (Esodo 17:1–7).

Gesù non ripeterà quel fallimento. Essere Figlio non significa obbligare il Padre a dimostrare la sua cura mediante un’azione inutile. La vera fiducia accoglie la parola di Dio senza esigere segni per verificare che egli adempirà ciò che ha promesso.

(vv. 8–10)
«8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo, gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”».»

L’ultima tentazione riguarda ora apertamente la lealtà di Gesù.

Il diavolo gli offre tutti i regni del mondo e la loro gloria in cambio del fatto che si prostri e lo adori.

La proposta è particolarmente significativa dopo che il Padre ha presentato Gesù come il Figlio regale promesso. Il Regno appartiene al proposito di Dio per il suo Messia, ma Gesù non accetterà alcuna autorità al prezzo di allontanarsi dalla fedeltà dovuta al Padre.

Risponde con Deuteronomio 6:13: «Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto».

Anche questa volta la citazione proviene dal contesto d’Israele. Il popolo era stato chiamato a servire soltanto Dio e a non seguire altri dèi. Gesù adempie perfettamente questa lealtà: nessuna promessa di potere o di gloria può indurlo a prostrarsi davanti a qualcun altro anziché davanti a Dio.

(v. 11)
«Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.»

Dopo aver fallito nei suoi tentativi, il diavolo lascia Gesù e degli angeli si avvicinano a lui e lo servono.

Questo dettaglio è particolarmente significativo dopo la tentazione precedente. Gesù aveva rifiutato di gettarsi dal tempio per obbligare Dio a dimostrare la sua protezione mediante gli angeli; ora riceve il servizio degli angeli senza aver messo il Padre alla prova.

Il Figlio rimane ubbidiente e riceve la provvidenza di Dio secondo il tempo e la volontà del Padre.

Implicazioni

  • Gesù è il Figlio fedele: rimane ubbidiente là dove Israele aveva fallito durante la sua prova nel deserto.
  • Gesù adempie la vocazione d’Israele: le citazioni del Deuteronomio mostrano che egli ripercorre la storia del popolo rimanendo perfettamente fedele a Dio.
  • L’identità del Figlio è unita alla sua ubbidienza: Gesù non usa la sua condizione per allontanarsi dalla volontà del Padre.
  • Gesù confida pienamente in Dio: non esige segni per verificare la cura del Padre né permette che una necessità legittima determini la sua ubbidienza.
  • Gesù adora e serve soltanto Dio: né i regni né la gloria del mondo possono allontanarlo dalla sua lealtà al Padre.

Applicazioni

  • Rimani ubbidiente anche quando il bisogno è reale: una necessità legittima non rende mai giusta la disubbidienza.
  • Confida in Dio senza esigere dimostrazioni: non trasformare la sua cura in qualcosa che egli debba provarti secondo le tue condizioni.
  • Impara a comprendere le Scritture nel loro vero contesto: Gesù risponde all’uso scorretto di un testo con una comprensione fedele della Parola di Dio.
  • Non permettere che il potere, il successo o il vantaggio prendano il posto di Dio: soltanto lui merita adorazione e servizio.
  • Guarda a Gesù come al Figlio fedele: là dove l’essere umano fallisce nella prova, Cristo rimane perfettamente ubbidiente.

Riassunto

In Matteo 4:1–11, lo Spirito conduce Gesù nel deserto, dove viene tentato dal diavolo durante un periodo che richiama i quarant’anni d’Israele nel deserto. Le tre risposte di Gesù provengono da Deuteronomio 6–8, testi collegati proprio alle prove che Israele aveva affrontato. Davanti alla fame, Gesù confida nella parola di Dio; davanti alla proposta di esigere una dimostrazione di protezione, rifiuta di mettere il Padre alla prova; e davanti all’offerta dei regni del mondo, continua ad adorare soltanto Dio. Così Matteo presenta Gesù come il Figlio fedele che ripercorre la storia d’Israele rimanendo ubbidiente là dove il popolo aveva fallito. Infine, il diavolo si ritira e gli angeli servono Gesù.

Preghiera

Padre nostro, ti ringraziamo per Gesù Cristo, il tuo diletto Figlio, che rimase perfettamente fedele quando fu messo alla prova nel deserto.

Grazie perché, là dove Israele aveva fallito, Gesù rimase confidando nella tua parola, rifiutò di metterti alla prova e adorò soltanto te.

Aiutaci a conoscere e comprendere la tua Parola per rispondere con ubbidienza quando saremo messi alla prova.

Preservaci dal permettere che i nostri bisogni, il nostro desiderio di sicurezza o le promesse di potere e successo ci allontanino da te.

Fa’ che il nostro sguardo rimanga rivolto a Gesù Cristo, il Figlio fedele, e insegnaci a seguirlo con fiducia e ubbidienza.

Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

Autore dello studio: Enrique Contreras
Testo biblico utilizzate

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