Matteo 2:13–18:
La fuga in Egitto e la strage dei bambini
Matteo 2:13–18 (NR2006)
Interpretazione corretta di Matteo 2:13–18
Dopo che i magi tornano al loro paese per un’altra via, Erode dà apertamente inizio al suo tentativo di distruggere il Messia. Dio avverte Giuseppe affinché porti il bambino in Egitto, e Matteo collega questi avvenimenti alla storia e alle Scritture d’Israele. Gesù non viene soltanto preservato dalla violenza di Erode: la sua stessa storia comincia a ripercorrere il cammino d’Israele, il figlio uscito dall’Egitto, mentre un sovrano crudele cerca di uccidere i bambini. Così Matteo continua a mostrare che Gesù è il Messia promesso e il Figlio nel quale la storia d’Israele raggiunge il suo scopo.
(v. 13)
«Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire».»
Dopo la partenza dei magi, Dio avverte nuovamente Giuseppe mediante un sogno.
Erode non è semplicemente turbato dalla nascita di Gesù: ora vuole farlo morire.
Giuseppe riceve l’ordine di prendere il bambino e sua madre, fuggire in Egitto e rimanervi fino a quando riceverà una nuova indicazione.
Fin dall’inizio della sua vita, Gesù incontra opposizione, ma i tentativi di Erode non possono impedire che prosegua ciò che Dio ha stabilito riguardo al Messia.
(v. 14)
«Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto.»
Giuseppe risponde senza indugio.
Non discute l’ordine né aspetta il giorno seguente. Quella stessa notte prende Maria e il bambino e parte.
Attraverso l’ubbidienza di Giuseppe, Dio preserva il bambino dal pericolo immediato.
(v. 15)
«Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d'Egitto chiamai mio figlio».»
Matteo cita Osea 11:1: «Fuori d’Egitto chiamai mio figlio».
Nel suo contesto originario, Osea sta ricordando l’esodo d’Israele. Dio aveva chiamato Israele «mio figlio» e lo aveva fatto uscire dall’Egitto.
Perciò Matteo non tratta quella frase come una predizione isolata che in origine parlasse soltanto del futuro Messia. Sta mostrando che Gesù ripercorre la storia d’Israele.
Israele fu chiamato figlio di Dio e uscì dall’Egitto; ora anche Gesù, il vero Figlio, viene portato in Egitto e in seguito chiamato fuori di là.
In questo modo, Matteo comincia a presentare Gesù come colui nel quale la storia e la vocazione d’Israele trovano il loro compimento. Là dove Israele era stato chiamato a vivere come figlio di Dio, Gesù realizzerà perfettamente ciò che il popolo non riuscì a compiere.
Questo prepara inoltre ciò che verrà dopo: Gesù uscirà dall’Egitto, passerà attraverso le acque nel suo battesimo e sarà messo alla prova nel deserto, seguendo in modo significativo lo stesso percorso d’Israele.
(v. 16)
«Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi.»
Quando scopre che i magi non torneranno, Erode reagisce con estrema crudeltà.
Ordina di uccidere tutti i maschi di Betlemme e del suo territorio la cui età poteva corrispondere al tempo che aveva calcolato in base all’apparizione della stella.
La sua intenzione rimane quella di eliminare il Re che considera una minaccia al proprio potere.
La scena richiama significativamente la storia dell’esodo. Il faraone aveva ordinato di uccidere i bambini ebrei mentre Dio preservava Mosè; ora Erode tenta di distruggere i bambini di Betlemme mentre Dio preserva Gesù. Matteo collega così ancora una volta la storia del Messia ai grandi avvenimenti della storia d’Israele.
(vv. 17–18)
«17 Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: 18 «Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più» .»
Matteo cita Geremia 31:15 per esprimere il profondo dolore provocato dalla strage.
In Geremia, Rachele viene rappresentata poeticamente mentre piange i suoi discendenti quando il popolo viene condotto lontano dalla propria terra. Matteo vede nelle madri di Betlemme una nuova eco di quello stesso dolore d’Israele.
Ma il contesto di Geremia 31 non termina con il lamento. Subito dopo, Dio promette che il pianto non avrà l’ultima parola e annuncia speranza, ritorno e restaurazione per il suo popolo.
Perciò la citazione è particolarmente significativa nel racconto di Matteo. La sofferenza provocata da Erode è reale e terribile, ma non può impedire che avanzi l’opera mediante la quale Dio porterà infine restaurazione attraverso il Messia.
Implicazioni
- Gesù ricapitola la storia d’Israele: come il figlio chiamato fuori dall’Egitto, comincia a ripercorrere la storia del popolo di Dio.
- Gesù viene preservato dall’opposizione: Erode tenta di distruggere il Messia, ma non può impedire la missione per la quale egli è venuto.
- Le Scritture trovano compimento in Cristo in modi diversi: Matteo mostra che avvenimenti e modelli della storia d’Israele raggiungono la loro pienezza in Gesù.
- L’opposizione al Re produce vera sofferenza: la malvagità di Erode ha conseguenze terribili per famiglie innocenti.
- Il dolore non ha l’ultima parola nel proposito di Dio: il contesto di Geremia conduce dal lamento verso la speranza e la restaurazione.
Applicazioni
- Ubbidisci prontamente quando la volontà di Dio è chiara: Giuseppe risponde immediatamente all’istruzione ricevuta.
- Confida in Dio anche quando l’ubbidienza ti conduce per strade inattese: Giuseppe dovette lasciare la propria casa e partire per l’Egitto.
- Non permettere che il desiderio di conservare il tuo potere ti porti a resistere a Cristo: Erode rispose al Re con violenza.
- Non minimizzare la sofferenza umana: Matteo presenta apertamente il dolore provocato dalla malvagità.
- Mantieni la speranza in mezzo al dolore: le promesse di Dio mostrano che il lamento non sarà la parola definitiva.
Riassunto
In Matteo 2:13–18, Dio avverte Giuseppe di prendere Gesù e sua madre e fuggire in Egitto per sottrarre il bambino al tentativo di Erode di farlo morire. Matteo collega questo avvenimento a Osea 11:1, mostrando che Gesù ripercorre la storia d’Israele, il figlio che era stato chiamato fuori dall’Egitto. Quando Erode ordina di uccidere i bambini di Betlemme, la sua violenza richiama anche il faraone della storia dell’esodo. Matteo descrive il dolore delle famiglie mediante Geremia 31:15, dove Rachele piange i suoi figli, ma il cui contesto annuncia anche speranza e restaurazione. Così, anche in mezzo all’opposizione, all’esilio e alla sofferenza, Gesù viene preservato come il Figlio nel quale la storia d’Israele comincia a raggiungere il suo compimento.
Preghiera
Padre nostro, ti ringraziamo perché hai preservato Gesù Cristo da coloro che cercavano di distruggerlo e hai portato avanti il tuo proposito secondo la tua Parola.
Grazie perché nel tuo Figlio vediamo compiersi la storia e le promesse che avevi dato a Israele, e perché nessun potere umano poté impedire l’opera per la quale egli era venuto.
Dacci un cuore ubbidiente come quello di Giuseppe, disposto a seguire la tua volontà anche quando il cammino è difficile o inatteso.
Abbi misericordia di coloro che soffrono a causa della malvagità altrui e aiutaci a ricordare che il dolore non avrà l’ultima parola davanti a te.
Fa’ che riponiamo la nostra speranza in Gesù Cristo, il Figlio che hai preservato e mandato per portare salvezza e restaurazione.
Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
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