Matteo 2:1–12:
I magi adorano il Re
Matteo 2:1–12 (NR2006)
Interpretazione corretta di Matteo 2:1–12
Dopo aver presentato la nascita di Gesù (Matteo 1:18–25), Matteo mostra come persone diverse reagiscono alla venuta del Re promesso. Dei magi provenienti dall’Oriente vengono in cerca del «Re dei Giudei» per adorarlo, mentre Erode è turbato e i capi religiosi di Gerusalemme, pur conoscendo le Scritture che annunciano la sua nascita, non vengono presentati mentre cercano il Messia. Comincia così a manifestarsi un contrasto che Matteo svilupperà lungo tutto il Vangelo: la venuta di Gesù esige una risposta.
(v. 1)
«Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:»
Matteo colloca la nascita di Gesù all’epoca del re Erode e presenta l’arrivo di alcuni magi provenienti dall’Oriente.
Il testo non dice che fossero re né indica quanti fossero. Matteo li presenta semplicemente come uomini provenienti da terre gentili che, in qualche modo, hanno ricevuto notizia della nascita di un re straordinario e giungono fino a Gerusalemme per cercarlo.
La loro comparsa è significativa: fin dai primi capitoli del Vangelo, persone provenienti dalle nazioni cominciano a rivolgersi verso il Messia d’Israele.
(v. 2)
««Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».»
I magi non chiedono se sia nato un re, ma dove sia «il re dei Giudei che è nato». La loro domanda presenta Gesù fin dalla sua infanzia come Re.
La stella è collegata a quella nascita e serve a guidarli fino a lui. Alcuni hanno visto qui anche un’eco di Numeri 24:17, dove viene annunciato che «una stella sorgerà da Giacobbe» insieme all’apparizione di un sovrano in Israele. Matteo non cita direttamente quella profezia, perciò è opportuno considerare il collegamento come una possibile allusione.
Il loro scopo è rendere omaggio al Re che è nato. Matteo mostrerà progressivamente che Gesù non è soltanto Re d’Israele, ma colui davanti al quale anche persone provenienti dalle nazioni giungono a prostrarsi.
(v. 3)
«Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.»
La notizia turba immediatamente Erode.
Il contrasto è intenzionale: Erode porta il titolo di re, ma i magi annunciano che è nato «il re dei Giudei». La presenza del vero Re rappresenta una minaccia per chi vuole conservare il proprio potere.
Matteo aggiunge che «tutta Gerusalemme» fu turbata con lui. Così, la notizia che suscita speranza e conduce gli uomini dell’Oriente verso Gesù provoca inquietudine proprio nella città che avrebbe dovuto attendere la venuta del Messia.
(vv. 4–6)
«4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere. 5 Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele” ».»
Erode consulta i capi dei sacerdoti e gli scribi perché vuole sapere dove il Cristo doveva nascere.
Essi rispondono correttamente indicando Betlemme e citando la profezia di Michea 5:2. Betlemme era inoltre la città di Davide, perciò la profezia collega nuovamente il Messia alla linea regale che Matteo mette in risalto fin dall’inizio.
Matteo presenta il Messia non soltanto come «un principe», ma come colui che «pascerà il mio popolo Israele», un linguaggio che richiama anche la funzione di Davide come re e pastore del popolo di Dio.
Il contrasto è sorprendente: i capi religiosi sanno dove deve nascere il Messia perché conoscono le Scritture, ma Matteo non dice che accompagnino i magi fino a Betlemme.
Fin da subito emerge così un’importante ammonizione: conoscere correttamente le Scritture non equivale necessariamente a rispondere correttamente a colui del quale esse parlano.
(vv. 7–8)
«7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; 8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando lo avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».»
Erode chiama di nascosto i magi e si informa esattamente sul tempo in cui la stella era apparsa.
Il suo interesse non nasce dal desiderio di riconoscere il Messia, ma da quello di determinare come trovare il bambino, come sarà pienamente dimostrato nei versetti successivi.
Quando afferma che anche lui vuole andare ad adorarlo, le sue parole sono ingannevoli.
Matteo stabilisce così un contrasto sempre più netto: i magi cercano veramente il Re per prostrarsi davanti a lui, mentre Erode usa il linguaggio dell’adorazione per nascondere la propria intenzione di distruggerlo.
(vv. 9–10)
«9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. 10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.»
Dopo essere usciti da Gerusalemme, i magi vedono di nuovo la stella che avevano osservato in precedenza.
La stella li conduce fino al luogo dove si trova il bambino, e la loro reazione viene descritta con grande enfasi: «si rallegrarono di grandissima gioia».
Questa gioia contrasta con il turbamento di Erode e di Gerusalemme. Per alcuni, la venuta del Re produce timore e opposizione; per questi uomini provenienti dalle nazioni, produce una gioia straordinaria.
(v. 11)
«Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.»
I magi trovano il bambino con Maria, sua madre, e si prostrano davanti a lui.
Matteo concentra tutta la scena su Gesù: è davanti al bambino che si prostrano ed è a lui che offrono i loro doni.
L’oro, l’incenso e la mirra erano doni preziosi e adatti a esprimere onore. Matteo non spiega che ciascuno di essi possieda un particolare significato simbolico, perciò non è necessario attribuire loro significati che il testo stesso non fornisce.
Tuttavia, la scena richiama il linguaggio profetico delle nazioni che vengono a onorare il Re e portano doni (Salmi 72:10–11; Isaia 60:3–6). Fin dall’inizio del Vangelo, Matteo mostra uomini gentili che riconoscono e onorano il Messia d’Israele.
(v. 12)
«Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via.»
Dio interviene nuovamente, avvertendo i magi in sogno di non tornare da Erode.
Essi ubbidiscono e tornano al loro paese per un’altra via.
Erode comincia ad agire contro il Messia, ma i suoi piani non possono impedire che si compia ciò che Dio ha stabilito riguardo al suo Figlio. Questa protezione proseguirà immediatamente negli avvenimenti successivi.
Implicazioni
- Gesù è il Re promesso: Matteo presenta nuovamente il Figlio di Davide come il Principe annunciato per Israele.
- Gesù è il Pastore del suo popolo: la profezia di Michea presenta il Messia come colui che governerà e pascerà Israele.
- Le nazioni cominciano a riconoscere il Messia: uomini provenienti dall’Oriente giungono per onorare il Re dei Giudei.
- Conoscere le Scritture esige una risposta: i capi potevano identificare correttamente il luogo della nascita del Messia senza andare da lui.
- La venuta di Gesù provoca risposte opposte: alcuni si rallegrano e si prostrano davanti a lui, mentre altri si turbano e cercano di respingerlo.
Applicazioni
- Riconosci Gesù come Re: non basta conoscere informazioni su di lui; dobbiamo rispondere a chi egli è realmente.
- Lascia che le Scritture ti conducano a Cristo: conoscere la Parola senza rispondere al Messia lascia incompleta quella conoscenza.
- Non permettere che i tuoi interessi personali ti portino a resistere alla signoria di Gesù: Erode vide il Re come una minaccia al proprio potere.
- Rallegrati della presenza di Cristo: i magi reagirono alla sua venuta con una gioia straordinaria.
- Onora Gesù con ciò che possiedi: i magi espressero il loro riconoscimento mediante un’adorazione concreta e costosa.
Riassunto
In Matteo 2:1–12, dei magi provenienti dall’Oriente arrivano cercando colui che è nato «Re dei Giudei». Mentre Erode è turbato dalla presenza di un altro Re e i capi religiosi individuano nelle Scritture che il Cristo doveva nascere a Betlemme, sono questi stranieri a continuare a cercarlo. La profezia di Michea presenta Gesù come il Principe che pascerà Israele. Infine, i magi trovano il bambino, si rallegrano di grandissima gioia, si prostrano davanti a lui e gli offrono i loro doni. Matteo comincia così a mostrare le diverse risposte suscitate dal Messia: alcuni lo respingono pur avendo le Scritture a portata di mano, mentre persone provenienti dalle nazioni giungono per riconoscere e onorare il Re promesso.
Preghiera
Padre nostro, ti ringraziamo perché hai mandato Gesù Cristo, il Re promesso e il Pastore del tuo popolo.
Dacci un cuore disposto a riconoscerlo e onorarlo, e non permettere che conosciamo la tua Parola senza rispondere con ubbidienza a ciò che essa rivela riguardo al tuo Figlio.
Preservaci dall’orgoglio e dal desiderio di mantenere il controllo della nostra vita quando Cristo deve occupare il posto di Re.
Riempici della gioia di conoscere Gesù e insegnaci a onorarlo con tutto ciò che siamo e possediamo.
Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
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