Giovanni 6:30–40:
Il vero pane che viene dal cielo
Giovanni 6:30–40 (NR2006)
Interpretazione corretta di Giovanni 6:30–40
Dopo che Gesù ha dichiarato che l'opera di Dio consiste nel credere in colui che egli ha mandato (Giovanni 6:29), la folla risponde chiedendo un segno. Da questo momento Gesù sviluppa il tema del vero pane che viene dal cielo e rivela la propria identità.
(v. 30)
«Allora essi gli dissero: «Quale segno miracoloso fai, dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che operi?»
La folla risponde avanzando una pretesa.
Nonostante abbia già visto il segno dei pani, chiede un altro segno per poter credere.
Questo mostra che non ha compreso ciò che ha già visto. La sua attenzione rimane rivolta alla richiesta di nuove prove visibili.
(v. 31)
«I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: “Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”».»
La folla menziona la manna ricevuta da Israele durante il cammino nel deserto.
La frase che cita richiama Salmi 78:24.
L'avvenimento originale è narrato in Esodo 16, dove Dio nutrì quotidianamente il popolo mediante la manna.
Introducendo questo esempio, sembrano confrontare il segno compiuto da Gesù con l'opera avvenuta ai tempi di Mosè. Gesù aveva nutrito la folla una volta; i loro padri, invece, avevano mangiato la manna per anni.
Il loro confronto, tuttavia, era sbagliato sia riguardo al vero datore sia riguardo al significato del pane.
(v. 32)
«Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo.»
Gesù corregge la loro comprensione.
Chiarisce che non fu Mosè a dare il pane, ma il Padre.
Introduce inoltre una distinzione: non si tratta soltanto del pane ricevuto nel passato, ma del «vero pane che viene dal cielo».
L'attenzione passa così dall'avvenimento storico a ciò che Dio sta facendo nel presente.
(v. 33)
«Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo».»
Gesù rivela che il vero pane non è una cosa, ma una persona: «quello che scende dal cielo».
Questo pane procede da Dio e ha lo scopo di «dare vita al mondo».
L'espressione «al mondo» mostra nuovamente la portata dell'opera di Gesù. Egli non è venuto soltanto per soddisfare i bisogni di una folla israelita né per dare vita esclusivamente a una nazione. È colui che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29), che Dio ha dato per amore del mondo (Giovanni 3:16–19) e che è veramente il Salvatore del mondo (Giovanni 4:42).
Questo non significa che il mondo intero riceva automaticamente la vita. Il seguito della spiegazione mostrerà che la vita viene ricevuta da chi viene a Gesù e crede in lui. Il dono di Dio, tuttavia, non è limitato dalla nazionalità, dall'origine o dalla condizione sociale: il pane disceso dal cielo viene presentato al mondo.
(v. 34)
«Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di questo pane».»
La folla chiede di ricevere continuamente quel pane.
La sua risposta ricorda quella della donna samaritana, quando chiese l'acqua che le avrebbe impedito di avere nuovamente sete (Giovanni 4:15). In entrambi i casi, coloro che ascoltano Gesù inizialmente interpretano le sue parole in relazione a un bisogno materiale.
La folla desidera il pane, ma non comprende ancora che quel pane è davanti a loro e che non viene ricevuto semplicemente mangiandolo fisicamente, ma venendo a Gesù e credendo in lui.
(v. 35)
«Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.»
Gesù dichiara apertamente la propria identità: «Io sono il pane della vita».
Egli non è semplicemente colui che distribuisce il vero pane. Egli stesso è il pane dato dal Padre.
Impiega poi due espressioni parallele:
- «chi viene a me»
- «chi crede in me»
Venire a Gesù significa credere in lui. Non si tratta soltanto di avvicinarsi fisicamente, poiché la folla si trovava già davanti a Gesù. Significa accoglierlo, confidare in lui e riconoscerlo come colui che il Padre ha mandato.
Le espressioni «non avrà più fame» e «non avrà mai più sete» non promettono la scomparsa di ogni bisogno fisico. Descrivono la sufficienza della vita donata da Cristo. Chi viene a lui trova nel Figlio ciò che nessuna provvista temporanea può offrire.
(v. 36)
«Ma io ve l'ho detto: “Voi mi avete visto, eppure non credete!”»
La folla aveva già visto Gesù e le sue opere, ma non aveva risposto credendo.
Il fatto di «vedere», dunque, non significa semplicemente contemplarlo con gli occhi. Potevano osservarlo fisicamente senza riconoscerlo come il pane della vita mandato dal Padre.
Gesù mostra nuovamente che le prove non costringono meccanicamente una persona a credere. Ciascuno deve rispondere a ciò che Dio ha rivelato riguardo al Figlio.
(v. 37)
«Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori;»
Gesù introduce ora l'iniziativa sovrana del Padre.
Tutti quelli che il Padre dà al Figlio verranno realmente a lui. La vita ha inizio nell'iniziativa di Dio, non nel merito né nella capacità indipendente dell'essere umano.
Gesù descrive però questo venire come un'azione reale della persona: «colui che viene a me». Il Padre dà e la persona viene. Il testo mantiene unite entrambe le verità, senza presentare l'essere umano né come colui che produce la propria vita né come qualcuno che viene respinto quando si rivolge a Cristo.
La promessa è assoluta: «colui che viene a me, non lo caccerò fuori». Nessuno che venga veramente a Gesù sarà respinto, disprezzato o scacciato.
Queste parole non descrivono un invito apparente. Gesù assicura che chiunque venga troverà accoglienza in lui. L'iniziativa appartiene al Padre, ma il venire al Figlio è una risposta reale e Cristo accoglie senza eccezione chi viene.
(v. 38)
«perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.»
Gesù spiega perché non respingerà mai chi viene a lui.
Non è disceso dal cielo per compiere una missione indipendente, ma per fare la volontà di colui che lo ha mandato.
Accogliere, custodire e dare vita a coloro che il Padre gli affida fa parte di quella volontà. Perciò la sicurezza di chi viene non poggia sui suoi meriti o sulla sua fermezza, ma sulla perfetta ubbidienza del Figlio alla missione ricevuta.
(v. 39)
«Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno.»
Gesù esprime la volontà del Padre dal punto di vista dell'opera che egli stesso compirà.
Non perderà nessuno di quelli che il Padre gli ha dati. Coloro che appartengono al Figlio non saranno infine abbandonati né separati dalla vita che egli concede.
La sua cura si estende fino alla risurrezione: «che li risusciti nell'ultimo giorno».
La vita eterna non consiste soltanto in una realtà presente. Comprende la custodia del credente e la sua risurrezione corporale nell'ultimo giorno.
Il Padre dà al Figlio, il Figlio custodisce coloro che ha ricevuto e infine li risuscita dai morti. La salvezza viene presentata come un'opera sicura di Dio, dal suo inizio fino al suo compimento.
(v. 40)
«Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».»
Gesù dichiara nuovamente la volontà del Padre, ma ora la esprime dal punto di vista della risposta della persona.
Nel versetto precedente ha parlato di «quelli che egli mi ha dati». Ora dice: «chiunque contempla il Figlio e crede in lui».
«Contemplare» il Figlio significa riconoscerlo mediante la testimonianza e i segni che Dio ha dato riguardo a lui. Questo contemplare conduce a credere, ad accoglierlo e a dipendere da lui come dal pane della vita.
Il risultato viene espresso al presente e al futuro:
- «abbia vita eterna»
- «io lo risusciterò nell'ultimo giorno»
Chi crede possiede ora la vita eterna e sarà risuscitato da Gesù nell'ultimo giorno.
I versetti dal 37 al 40 mantengono così unite due realtà. Il Padre prende l'iniziativa e dà persone al Figlio; nello stesso tempo, la persona viene, contempla e crede. Gesù non spiega qui in che modo siano collegati tutti gli aspetti di questo mistero, ma non permette di eliminarne nessuno.
La vita procede sovranamente da Dio, non si guadagna mediante meriti umani e non viene neppure presentata come qualcosa di imposto a chi respinge il Figlio. La promessa è rivolta realmente a «chiunque» contempla il Figlio, crede in lui e viene a ricevere la vita che soltanto Cristo può dare.
Implicazioni
- Gesù è il vero pane che viene dal cielo: la manna sostenne temporaneamente la vita fisica, ma Cristo dà vita eterna.
- Il dono di Dio è rivolto al mondo: Gesù non fu mandato soltanto per una nazione, ma per dare vita a chiunque venga a lui e creda.
- Vedere esteriormente non equivale a credere: la folla contemplò Gesù e le sue opere, ma non rispose riconoscendo la sua identità.
- L'iniziativa della vita appartiene al Padre: egli dà al Figlio coloro che verranno a Cristo.
- La risposta umana è reale: le persone sono chiamate a venire, contemplare e credere nel Figlio.
- Gesù non respinge chi viene: la sua promessa è assoluta e offre un'accoglienza reale a chiunque si rivolga a lui.
- Il Figlio custodisce coloro che riceve: la volontà del Padre è che nessuno si perda, ma che sia risuscitato nell'ultimo giorno.
- La vita eterna comincia ora e culmina nella risurrezione: chi crede possiede già la vita e sarà risuscitato da Cristo.
Applicazioni
- Non pretendere continuamente nuovi segni: rispondi alla testimonianza che Dio ha già dato riguardo a suo Figlio.
- Non cercare soltanto ciò che Cristo può darti: riconosci che Cristo stesso è il vero pane di cui hai bisogno.
- Vieni a Gesù con fiducia: egli promette che non respingerà mai chi viene veramente a lui.
- Credi nel Figlio: non basta sapere che esiste o conoscere le sue opere; è necessario accoglierlo e dipendere da lui.
- Riposa nella fedeltà di Cristo: chi possiede la vita in lui non dipende soltanto dalla propria capacità di perseverare, ma dalla volontà del Padre e dalla cura del Figlio.
- Vivi aspettando la risurrezione: la vita eterna che comincia ora sarà pienamente manifestata quando Gesù risusciterà i suoi nell'ultimo giorno.
Riassunto
In Giovanni 6:30–40, la folla chiede un nuovo segno e menziona la manna mangiata dai suoi padri nel deserto. Gesù corregge la loro comprensione: non fu Mosè a dare quel cibo e il vero pane che viene dal cielo non è una cosa, ma una persona. Gesù stesso è il pane della vita, disceso per dare vita al mondo. Chi viene a lui e crede non avrà più fame né sete spirituale. La folla, tuttavia, lo aveva visto e non credeva. Gesù rivela quindi l'azione congiunta del Padre e del Figlio. Il Padre dà persone al Figlio; esse vengono a Cristo ed egli promette di non respingerne nessuna. La volontà del Padre è che Gesù non perda nessuno di coloro che ha ricevuto, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. Il testo mantiene unite l'iniziativa sovrana di Dio e la risposta umana: il Padre dà, la persona viene, contempla e crede, e il Figlio concede vita eterna e assicura la futura risurrezione.
Preghiera
Padre nostro, ti ringraziamo perché in tuo Figlio hai dato il vero pane che viene dal cielo.
Signore, aiutaci a non fermarci a ciò che è esteriore né alla ricerca di segni, ma a riconoscere Cristo come la fonte della vita. Donaci un cuore che venga a lui e risponda correttamente alla tua parola.
Concedici di vivere consapevoli della vita che tu doni ora e della speranza futura che hai promesso. Aiutaci inoltre a rimanere saldi nella tua volontà, confidando in ciò che hai stabilito in tuo Figlio.
Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
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