Giovanni 5:1–9:
Gesù dà vita a chi non può aiutare sé stesso
Giovanni 5:1–9 (NR2006)
La corretta interpretazione di Giovanni 5:1–9
Dopo gli avvenimenti in Galilea (Giovanni 4), il racconto torna a Gerusalemme. Qui viene presentato un nuovo segno, ma con un'attenzione particolare: non soltanto ciò che Gesù compie, ma anche la persona per la quale lo compie e le condizioni nelle quali si trova.
(v. 1)
«Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei, e Gesù salì a Gerusalemme.»
Il versetto introduce un cambiamento di scenario.
Gesù sale a Gerusalemme in occasione di una festa. Il testo non precisa quale fosse, ma stabilisce il contesto: ci troviamo nuovamente nel centro religioso d'Israele.
Questo prepara l'ambiente per ciò che seguirà, dove l'azione di Gesù avrà implicazioni più ampie.
(v. 2)
«Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici.»
Giovanni descrive dettagliatamente il luogo.
La vasca di Betesda si trova presso la porta delle Pecore, collocando la scena in un punto preciso della città.
La menzione dei «cinque portici» indica che non si trattava di un luogo isolato, ma di uno spazio ampio nel quale potevano riunirsi molte persone.
(vv. 3–4)
«Sotto questi portici giaceva un gran numero di infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici [, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua, perché un angelo, in determinati momenti, scendeva nella vasca e agitava l'acqua; e il primo che vi scendeva dopo che l'acqua era stata agitata, era guarito di qualunque malattia fosse colpito.]»
Il testo presenta la condizione del luogo.
Vi giaceva «un gran numero» di infermi, mostrando che la vasca era conosciuta come un luogo nel quale si attendeva la guarigione.
Viene descritta una pratica: aspettare che l'acqua si agitasse, credendo che il primo a entrarvi sarebbe stato guarito.
Al di là dei particolari del fenomeno, l'enfasi del racconto è posta sulla situazione: molti infermi aspettavano un'opportunità della quale, ogni volta, poteva approfittare soltanto una persona.
Questo crea un contesto di competizione e limitazione.
(v. 5)
«Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo.»
Il racconto si concentra ora su un individuo in mezzo alla moltitudine.
Il particolare dei «trentotto anni» sottolinea l'estrema durata della sua condizione. Non si tratta di un'infermità recente, ma di una situazione prolungata e rimasta senza soluzione.
(v. 6)
«Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»»
Gesù prende l'iniziativa.
Non è l'uomo ad avvicinarsi a Gesù, ma è Gesù che lo vede e interviene.
La domanda «Vuoi guarire?» non è superflua, ma dirige l'attenzione dell'uomo sulla propria condizione e sul proprio desiderio.
Introduce inoltre il dialogo che permetterà di rivelare qualcosa di più profondo riguardo alla sua situazione.
(v. 7)
«L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».»
La risposta dell'uomo non è diretta.
Non risponde semplicemente di sì, ma spiega il proprio problema: non ha nessuno che lo aiuti.
Descrive un sistema nel quale la guarigione dipende dall'arrivare per primi, cosa che egli non è in grado di fare.
La sua attenzione è rivolta alla mancanza di aiuto umano e all'impossibilità di competere con gli altri.
Questo rivela la sua situazione: non soltanto è infermo, ma è anche limitato e privo dei mezzi necessari per cambiare la propria condizione.
(v. 8)
«Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».»
Gesù non risponde secondo la logica dell'uomo e non si serve della vasca.
Non lo aiuta a entrare nell'acqua e non aspetta che l'acqua venga agitata.
Gli dà semplicemente un ordine diretto.
Il comando comprende tre azioni: alzarsi, prendere il proprio lettuccio e camminare. È una parola che non soltanto dichiara la guarigione, ma richiede una risposta immediata.
(v. 9)
«In quell'istante quell'uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.»
Il risultato è immediato.
Il testo ne sottolinea la rapidità: «In quell'istante».
L'uomo fa esattamente ciò che Gesù gli ha detto: prende il suo lettuccio e si mette a camminare.
Questo conferma che la parola di Gesù ha l'autorità di trasformare la condizione dell'uomo senza bisogno di altri mezzi.
Implicazioni
- Gesù prende l'iniziativa: l'uomo non cerca Gesù; è Gesù ad avvicinarsi a lui.
- La condizione umana viene presentata come incapacità: l'uomo non può cambiare da solo la propria situazione.
- La parola di Gesù possiede un'autorità immediata: non dipende da processi né da mezzi esteriori.
- Gesù non agisce secondo il sistema atteso: non utilizza la vasca, ma interviene direttamente.
- L'azione di Gesù è individuale e specifica: in mezzo a una moltitudine, concentra l'attenzione su una persona.
Applicazioni
- Riconosci la tua incapacità: il racconto mostra un uomo che non può aiutare sé stesso.
- Non dipendere dai mezzi umani come soluzione definitiva: l'uomo aspettava qualcosa che non riusciva mai a raggiungere.
- Rispondi alla parola di Cristo: quando Gesù parla, la risposta consiste nell'agire secondo ciò che egli dice.
- Confida nel fatto che Gesù può intervenire direttamente: non ha bisogno di intermediari né di condizioni esteriori.
- Apprezza il fatto che Gesù vede la tua situazione: si avvicinò a quest'uomo in mezzo a molti altri.
Riassunto
In Giovanni 5:1–9 viene presentato un uomo infermo da trentotto anni, incapace di accedere al mezzo che riteneva potesse guarirlo. Gesù si avvicina a lui, gli rivolge una domanda e poi gli dà un ordine diretto. Senza utilizzare la vasca né seguire il sistema nel quale tutti riponevano le proprie speranze, Gesù guarisce immediatamente l'uomo mediante la sua parola. Il racconto mostra che l'autorità di Gesù non dipende da mezzi esteriori e che la sua parola ha il potere di trasformare completamente la condizione dell'uomo.
Preghiera
Padre nostro, ti ringraziamo perché in tuo Figlio vediamo il tuo potere di dare vita e di trasformare ciò che noi non possiamo cambiare.
Signore, riconosciamo che molte volte siamo come quest'uomo, limitati e incapaci di aiutare noi stessi. Aiutaci a non dipendere dalle nostre risorse né dalle soluzioni umane, ma ad ascoltare la parola di Cristo e a rispondervi.
Donaci un cuore disposto a ubbidire quando tu parli e a confidare nel fatto che la tua parola è sufficiente per operare nella nostra vita.
Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
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