Bible Study

Giovanni 1:1–5:
La Parola nel principio e la Luce che risplende

1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. 2 Essa era nel principio con Dio. 3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. 4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta.
Giovanni 1:1–5 (NR2006)

Interpretazione corretta di Giovanni 1:1–5

Il Vangelo di Giovanni comincia presentando direttamente l’identità di Gesù. Prima di narrare la sua nascita o il suo ministero, l’evangelista ci conduce “nel principio” per parlarci della Parola e del suo rapporto con Dio.

Questi primi versetti costituiscono l’inizio dell’introduzione del Vangelo (Giovanni 1:1–18), dove vengono presentati temi che appariranno lungo tutto il libro, come la vita, la luce e il contrasto con le tenebre.

(v. 1a)
«Nel principio era la Parola,»

L’espressione “Nel principio” ci riporta all’inizio di tutte le cose. Quando tutto ciò che è stato creato ebbe inizio, la Parola già era (Genesi 1:1).

Giovanni non descrive l’origine della Parola né indica un inizio per lei. La presenta semplicemente esistente quando tutto il resto cominciò.

L’enfasi del versetto non è spiegare come esiste la Parola, ma affermare che, nel momento in cui tutto ebbe principio, lei già era.

Più avanti, Giovanni identificherà questa Parola con Gesù Cristo (Giovanni 1:14). Perciò, fin dal primo versetto, l’evangelista stabilisce che Gesù non appare nella storia come un essere che comincia a esistere, ma come colui che già era prima dello sviluppo della creazione narrata in Genesi.

Il termine “Parola” sarà sviluppato progressivamente nell’introduzione (Giovanni 1:1–18). Per ora, Giovanni introduce questa figura senza una spiegazione estesa, lasciando che il lettore prosegua nel racconto per comprendere pienamente chi è.

(v. 1b)
«e la Parola era con Dio,»

L’espressione “era con Dio” introduce una distinzione all’interno di ciò che Giovanni sta affermando.

La Parola non è presentata come una forza impersonale né come una semplice espressione, ma come qualcuno che è “con” Dio. La frase indica coesistenza e relazione con Dio.

Giovanni non spiega ancora la natura completa di questa relazione, ma rende chiaro che la Parola esiste in relazione con Dio. C’è una distinzione, anche se il Vangelo non sviluppa ancora pienamente come debba essere intesa.

L’enfasi immediata è che, nel principio, la Parola già era ed era con Dio.

Il versetto seguente completerà l’affermazione.

(v. 1c)
«e la Parola era Dio.»

Dopo aver affermato che la Parola era con Dio, Giovanni aggiunge una dichiarazione diretta: la Parola era Dio.

Non dice che la Parola fosse simile a Dio, né che rappresentasse semplicemente Dio. L’affermazione è chiara: la Parola è chiamata Dio.

Nel testo greco l’espressione appare come theos ēn ho logos [θεὸς ἦν ὁ λόγος]. L’affermazione non presenta la Parola come “un dio”, ma dichiara che la Parola è veramente Dio.

Il versetto mantiene allo stesso tempo distinzione (“era con Dio”) e identità (“era Dio”). Giovanni non risolve questa realtà né la spiega filosoficamente; la presenta semplicemente come parte della rivelazione.

Così, fin dal primo versetto, l’evangelista stabilisce che colui che poi identificherà come Gesù Cristo (Giovanni 1:14) è Dio.

Il resto del Vangelo mostrerà progressivamente tutto ciò che questo implica.

(v. 2)
«Essa era nel principio con Dio.»

Dopo la triplice affermazione del versetto precedente, Giovanni aggiunge questa dichiarazione che riassume e riafferma quanto già detto.

Il pronome “Essa” riprende la Parola menzionata nel versetto 1. Non viene introdotta un’idea nuova, ma viene consolidata quella precedente: colei che era nel principio e che era Dio era anche colei che era nel principio con Dio.

In questo modo, l’evangelista riafferma la relazione già indicata nel versetto precedente, preparando la dichiarazione che seguirà riguardo alla partecipazione della Parola alla creazione.

(v. 3a)
«Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei,»

Dopo aver affermato l’esistenza della Parola nel principio e il suo rapporto con Dio, Giovanni dichiara ora il suo rapporto con la creazione.

L’espressione “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei” indica che tutto ciò che è venuto all’esistenza è stato fatto per mezzo della Parola. Il testo greco usa l’espressione "panta di’ autou egeneto" [πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο], che indica mediazione, mostrando che la creazione è venuta all’esistenza attraverso di lei, cioè per l’azione della Parola.

Il testo non descrive il processo né spiega come sia avvenuta la creazione; stabilisce semplicemente che tutto ciò che è venuto all’esistenza è stato fatto per mezzo della Parola.

In questo modo, la Parola non è presentata come parte del creato, ma come colei per mezzo della quale tutto il creato è venuto all’esistenza.

Il versetto continua con una dichiarazione che rafforzerà questa affermazione eliminando ogni possibile eccezione.

(v. 3b)
«e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.»

Dopo aver affermato che ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, Giovanni aggiunge un chiarimento che rafforza e delimita la sua affermazione precedente.

Giovanni non afferma soltanto che tutto è stato fatto per mezzo della Parola, ma ora lo esprime in forma negativa per eliminare qualsiasi possibile eccezione.

In questo modo, dichiara che nulla di ciò che è stato fatto è venuto all’esistenza senza di lei.

L’espressione “le cose fatte” abbraccia tutto ciò che appartiene all’ambito della creazione. Formulandolo negativamente, Giovanni rende chiaro che tutto ciò che esiste all’interno della creazione dipende dall’azione della Parola.

Il versetto, quindi, non afferma soltanto la sua partecipazione alla creazione, ma la distingue anche chiaramente da tutto ciò che è stato fatto.

(v. 4a)
«In lei era la vita,»

Dopo aver affermato il rapporto della Parola con la creazione, Giovanni descrive ora qualcosa che è in lei: la vita.

Non dice che la vita le sia stata data né che l’abbia ricevuta. Afferma che la vita era in lei. La vita è presentata come una realtà che risiede nella Parola stessa.

Nel contesto immediato, questa affermazione continua a distinguerla da tutto il creato. Tutto ciò che è stato fatto è venuto all’esistenza per mezzo di lei; ora si dichiara che la vita risiede in lei.

Giovanni non definisce ancora pienamente che cosa implichi questa “vita”, ma la collega immediatamente all’umanità nella frase seguente del versetto.

(v. 4b)
«e la vita era la luce degli uomini.»

La vita che è nella Parola non viene presentata come una realtà isolata, ma come “la luce degli uomini”.

Giovanni stabilisce una relazione diretta tra la vita e l’umanità. La vita che risiede nella Parola è presentata come luce per gli uomini.

Il testo non definisce ancora pienamente che cosa implichi questa luce, ma introduce un contrasto che verrà sviluppato immediatamente nel versetto seguente. La luce è presentata come qualcosa che illumina, e il suo rapporto con gli uomini indica che la vita della Parola ha impatto e significato per l’umanità.

Così, l’introduzione comincia a spostare l’attenzione dall’eternità e dalla creazione verso la condizione umana.

(v. 5a)
«La luce splende nelle tenebre,»

Dopo aver affermato che la vita era la luce degli uomini, Giovanni aggiunge ora una scena di contrasto: la luce splende nelle tenebre.

Il termine “splende” è al tempo presente, il che esprime un’azione continua. La luce non è soltanto apparsa; splende.

Le tenebre compaiono qui senza un’ulteriore spiegazione. Giovanni non definisce ancora che cosa rappresentino, ma le pone come l’ambiente in cui la luce si manifesta.

L’immagine è chiara: la luce non rimane lontana, ma splende precisamente in mezzo alle tenebre.

Il versetto continua sviluppando il rapporto tra queste due realtà.

(v. 5b)
«e le tenebre non l'hanno sopraffatta»

L’espressione greca ou katélaben [οὐ κατέλαβεν] può essere tradotta come “non l’hanno sopraffatta”, ma può anche significare “non l’hanno compresa” o “non l’hanno afferrata”. Il termine permette entrambi i significati: incapacità di comprendere e incapacità di vincere.

Giovanni non specifica quale dei due sensi debba essere preferito, ed è possibile che l’ambiguità sia intenzionale. Le tenebre non sono riuscite né a dominare la luce né a prevalere su di essa.

Il contrasto risulta così stabilito: la luce splende, e le tenebre non possono neutralizzarla.

Con questa dichiarazione, l’introduzione conclude la sua prima sezione mostrando che, fin dal principio, la manifestazione della luce avviene in un ambiente di tenebre, ma senza essere dominata da esse.

Implicazioni teologiche

  • La Parola esisteva quando tutto ebbe inizio: Giovanni presenta la Parola come già presente nel principio, senza menzionare alcuna origine per lei.

  • La Parola era con Dio ed è chiamata Dio: il testo afferma simultaneamente distinzione e unità senza spiegare come debbano essere intese.

  • Tutto ciò che è venuto all’esistenza è stato fatto per mezzo di lei: nulla di ciò che è stato creato è venuto all’esistenza senza di lei.

  • La vita risiede in lei: la vita non è qualcosa di esterno alla Parola, ma è in lei e si relaziona con l’umanità come luce.

  • La luce splende in mezzo alle tenebre e non è dominata da esse: fin dall’inizio del Vangelo si stabilisce un contrasto tra luce e tenebre, dove la luce non viene sopraffatta.

Applicazioni spirituali

  • Riconosci chi è la Parola: il Vangelo comincia presentandola come colei che era nel principio, che era con Dio e che è chiamata Dio. La nostra risposta naturale è riverenza e fiducia.

  • Dipendi dalla vita che è in lei: se la vita risiede nella Parola, allora fuori di lei non si trova quella vita che illumina gli uomini.

  • Rimani nella luce: il contrasto tra luce e tenebre invita a non rimanere in ciò che si oppone alla luce che splende.

  • Confida nel fatto che la luce non è dominata dalle tenebre: il testo afferma che le tenebre non sono riuscite a sopraffarla. La luce della Parola non è fragile né passeggera.

Queste applicazioni devono essere portate nella vita quotidiana mediante la preghiera, l’esame sincero del cuore davanti a Dio e una risposta concreta di obbedienza alla Parola.

Chiediti: Sto rispondendo alla Parola come chi riconosce veramente chi è, oppure continuo a rimanere in ciò che si oppone alla sua luce?

Riassunto

Giovanni 1:1–5 presenta la Parola come esistente nel principio, in relazione con Dio e chiamata Dio. Afferma che tutte le cose sono venute all’esistenza per mezzo di lei, e che nulla di ciò che è stato creato è stato fatto senza di lei. In lei era la vita, e questa vita è descritta come la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non sono riuscite a sopraffarla. Fin dall’inizio del Vangelo, Giovanni stabilisce chi è la Parola e pone davanti al lettore il contrasto tra luce e tenebre, preparando lo sviluppo che seguirà nel resto del racconto.

Preghiera finale

Padre nostro, ti rendiamo grazie perché fin dal principio ci hai mostrato nelle Scritture chi è la Parola: colui che era con te e che è Dio. Ti ringraziamo perché per mezzo di lui tutte le cose sono state fatte e perché in lui è la vita.

Riconosciamo che questa vita è la luce degli uomini. Ti chiediamo di permetterci di considerare con riverenza questa verità e di non rimanere indifferenti davanti alla luce che risplende in mezzo alle tenebre.

Signore, aiutaci ad avvicinarci alla luce e a confidare in colui nel quale risiede la vita. Ti ringraziamo perché le tenebre non l’hanno sopraffatta. Fa’ che possiamo vivere consapevoli di questa realtà e rispondere con obbedienza e gratitudine.

Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

Autor del estudio: Enrique Contreras